domenica 25 giugno 2017

Be a human being with wings tra J.S. Bach e David Lynch, prima puntata.

(L'immagine sopra è presa da questa fonte e rappresenta lo schema strutturale di Inland Empire)

Tra le tante cose che J.S. Bach e la sua musica mi hanno insegnato, c'è il fatto incontrovertibile che l'incomprensibile vada affrontato con tutti i mezzi di cui disponiamo. Non per capire, non è detto che il risultato finale sia una vittoriosa quadratura del cerchio; ma per spingere, attraverso la forza propulsiva della sete di conoscenza, la nostra mente ad un approfondimento duro e faticoso, ma estasiante.
Spiegare in questa sede, come J.S. Bach abbia spinto l'essere umano assetato di sapere, verso la tortuosa e faticosa strada della conoscenza, è complicato e al tempo stesso riduttivo, ma doveroso nei confronti di tutti quei pensieri che affollano la mia mente e che chiedono estrema chiarezza, pragmatismo e fiducia nel mezzo (internet, un blog del nulla, quei pochi sventurati che mi leggeranno ecc.).
Mi limiterò, quindi, a citare solo una delle opere di Bach usate come strumento artistico atto allo sviluppo della curiosità e della ricerca (essendo io, fermamente convinta, che l'opera omnia di Bach sia essa stessa strumento). La massima opera è, senza ombra di dubbio, L'Arte Della Fuga. Cos'è? Musica, è la risposta. Non musica qualunque, ma musica colta. Non musica colta qualunque, ma musica colta complessa. Non musica colta complessa qualunque, ma musica colta complessa enigmatica. Non musica colta complessa enigmatica qualunque, ma musica colta complessa enigmatica pitagorica. E direi di finirla qui, anche se potrei proseguire. Nella costruzione del periodo appena scritto ho usato una forma geometrica frattale? Io credo di sì. 
Tornando a Bach e all'Arte Della Fuga, perché mai, J.Sebastian avrebbe dovuto renderci la vita così complicata? Perché mai, nel suo testamento compositivo, con il quale intendeva lasciare agli studenti di musica un'eredità didattica, è così enigmatico, chiuso, catalizzatore di domande, enzima per processi logici che portano ad altri processi logici che portano verso altri e poi verso altri ecc? Perché.
L'Arte della Fuga è un puzzle enigmatico, che possiede al suo interno tre strutture filosofiche e matematiche portanti. Tre colonne: il Tetraktis, il Contrappunto e la Musica Delle Sfere. Non credo sia questo il luogo, né è mio ruolo o compito, spiegare in cosa consistano le tre colonne portanti su cui si struttura tutta l'architettura dell'Arte Della Fuga. Ma è utile ricordare che l'accesso all'enigma di Bach, è possibile solo ed esclusivamente dopo aver acquisito la conoscenza delle tre colonne. Altri passi sono da fare una volta entrati nell'enigma. Occorrono logica, perseveranza, approfondimento, studio. Occorre essere human being with wings, dove le ali sono le curiosità e la sete di sapere, di conoscere. Ecco perché la musica di Bach è formativa; ecco perché la musica di Bach si eleva rispetto a tutta la musica; ecco perché l'Arte Della Fuga è considerata l'opera compositiva più complessa che l'essere umano abbia mai composto.

Ma veniamo al passo successivo, e cioè, perché David Lynch è così vicino intellettualmente a J.S. Bach? (secondo chi sta scrivendo, beninteso)
Chiunque detesti il cinema di David Lynch vede l'autore come un appassionato di farneticazioni, fuffa senza una precisa logica, disturbante senza un perché. Però, sia che lo si detesti o che lo si ami, per tutti, il cinema di Lynch è un enigma. Il fascino dell'enigma è antropologico, e nasce con l'evoluzione del pensiero umano, con la filosofia greca, con i miti. Quindi possiamo dedurre che chiunque non si interessi agli enigmi sia un essere umano non evoluto intellettualmente? Io credo di sì.
L'enigma è metafora, in questo caso. Non c'è un premio, non si rischia di venire strangolati se non lo si risolve (come davanti alla sfinge); molto probabilmente non esiste neanche una soluzione. Il punto interrogativo, l'ignoto, la consapevolezza o il dubbio che dietro al non-comprensibile si celi la logica, tutto questo rappresenta il fascino dell'enigma.
Come ho fatto con Bach, anche nel caso di David Lynch prenderò ad esempio una sola opera: Inland Empire. Il suo 'testamento', esattamente come l'Arte della Fuga per Bach (Lynch ancora è fra noi e ci rimarrà un altro centinaio di anni, ma considero Inland Empire la chiusura di un cerchio).
Un neofita che si avvicina a Lynch e che decide di partire da Inland Empire, molto probabilmente non reggerà il colpo. C'è chi parla di 'cinema che va vissuto senza farsi domande', ma è possibile? Può, un human being with wings non farsi domande? Solo gli innamorati si impongono di non farsi domande (che è un po' come guidare a fari spenti nelle notte). Quindi, diamo per assodato che quando ci avviciniamo ad un'opera d'arte, le domande sbocciano come margherite sotto al primo sole di maggio, e che non farsele rappresenta ottusità e autodisciplina dannosa per la nostra mente.
Inland Empire che a prima vista può sembrare un'opera cinematografica senza senso, un delirio continuo, è, a tutti gli effetti, una gigantesca opera geometrica e filosofica. Una delle più grandi viste al cinema, è, a tutti gli effetti, un capolavoro.
La struttura del film sfrutta il concetto di geometria assiale, tanto caro a Bach. Cioè mette in fila mondi paralleli, e lo fa attraverso l'ipotassi, cioè subordinando un mondo all'altro attraverso un filo logico consequenziale. I vari mondi sono in connessione tra loro anche attraverso una linea che mescola, usando ragionati e repentini cambi di mondo (come quando si cambia una stazione radio, cambia la musica, cambia la frequenza, cambia il momento, repentinamente) diversi piani temporali. Quindi l'operazione che viene fatta all'interno della struttura narrativa del film, è quella dello schema parallelo tra mondi (contrapposto all'incassonatura, che Lynch usa spesso nei suoi schemi) e la trasformazione dei confini tra mondi in soglie attraversabili (ipotassi). Nikki Grace, la protagonista del film, è l'essere umano che utilizza le soglie per passare da un parallelo all'altro. La struttura della linea del tempo, nella poetica lynchiana, può essere lineare ma solo all'interno di un mondo, non lo è quasi mai nel complesso della sceneggiatura. E, come abbiamo visto anche nelle prime puntate della nuova stagione di Twin Peaks (da analizzare, da studiare, ancora non l'ho fatto) arriva a non esserlo neanche all'interno di un mondo. 
Inland Empire è chiaramente l'esperimento finale nel quale si dimostra che gli schemi narrativi possono essere destrutturati, ma nella loro destrutturazione, obbedire a schemi nuovi, complessi. In questo senso Inland Empire è sperimentale. Probabilmente un esperimento destinato a non avere un seguito (come l'Arte della Fuga), ma decisamente legato ad una espansione del pensiero. La teoria della relatività del tempo ci ha insegnato, soprattutto, che i fenomeni variano cambiando la prospettiva. Lynch ha creato un cinema in cui la nostra prospettiva 'tradizionale' non è più adatta. Lynch ci costringe a metterci in discussione, ci fa cambiare posizione, ci spinge, attraverso l'escamotage dell'enigma, dell'incomprensibile, ad uscire dai nostri schemi. In sintesi, ci fa crescere, ci fa diventare human being with wings. 

Ecco perché il cinema di Lynch (per chi volesse approfondire gli schemi matematici, geometrici e filosofici, consiglio la lettura di Interpretazione tra mondi di Pierluigi B. Fossali), così come la musica di Bach, non possono essere semplicemente vissuti passivamente, ascoltati o visti senza studiare. Pur rimanendo incontestabile la bellezza assoluta delle immagini e della musica; fermo restando il concetto che l'arte e la bellezza debbano essere accessibili anche a chi non possiede strumenti di analisi; sarebbe auspicabile un mondo in cui ogni essere umano decidesse di mettere le ali. Non importa quando, non importa come, ma l'arte è cibo: nutriamocene ed evolviamo, fino a prendere il volo.


mercoledì 22 marzo 2017

Piccolo pensiero impressionista




Nel tavolo accanto al mio, al caffè, in una mattinata soleggiata di metà marzo, siede una signora. L'età è quella di mia nonna quando mi lasciò, così, senza dire niente, senza avvertimento, nel pieno delle sue aggraziate e ingombranti facoltà mentali. Ha un cappellino di feltro, una sciarpa rosa pallido tenuta ferma da una spilla di turchesi, ed i capelli bianchi vaporosi che sbucano da sotto il cappellino lasciando immaginare una capigliatura simile a quella di una Medusa di Ovidio, prima delle mutazioni di Atena. Io continuo a scrivere la mia relazione per il lavoro, ma la concentrazione svanisce ogni volta che alzo lo sguardo dal monitor per ammirarla come fosse una donna di Monet sotto al suo parasole.
La luce è quella tenue e tersa di tutti gli inizi di primavera, quando le giornate grigioperla a sprazzi, lasciano spazio a momenti di azzurra luce ultravioletta che irrompe in ogni petalo appena sbocciato e in ogni piccola nuova fogliolina verde.
Potrei decantare le virtù della mia terra in primavera, ma il mio canto flautato sarebbe lo stesso di chi la vive in un altro angolino di pianeta, risultando noiosa, trita e retorica.
La signora si accorge di me, e mi sorride dietro alla tazza arricciando gli occhi e rendendoli piccoli e brillanti come punte di diamante. Ci salutiamo con un bonjour e continuiamo le nostre attività. La mia richiede un wifi, la sua un paio di occhiali che leva e mette con estrema lentezza ed infinita grazia, persa, oggi, in chissà quale dimensione dello spazio. Invidio la pacatezza di chi conosce la vita e ne assapora ogni minuscolo istante con la consapevolezza che gli attimi non vanno per forza riempiti di qualcosa o con qualcuno. Il tè o il caffè che beve, ha la stessa composizione chimica del mio, ma il suo è sicuramente più buono, ed ha raggiunto la temperatura ideale perché ha saputo aspettare prima di berlo, invece di infliggersi ustioni pur di prendere, eseguire, finire, per poi alzarsi, chiudere e ripartire per un altro luogo dove di nuovo prendere, eseguire, finire e alzarsi.
Impressionismo, la corrente che formalizza i colori vividi, che rende l'aria fresca e satura di profumi, en plain air, dove gli alberi sono blu e i laghi tinti di giallo

E dove le donne con l'ombrellino non hanno nessuna fretta.



<<Il serait curieux d'étudier les changements qui se produisent parfois dans certains organismes, à la suite de circonstances déterminées. Ces changements, qui partent de la chair, ne tardent pas à se communiquer au cerveau, à tout l'individu.>>

Emilie Zola

giovedì 23 febbraio 2017

La la land, non è una recensione ma un diario di una appassionata qualsiasi che si giustifica del fatto che non riesce più a scrivere per il titolo ho chiesto consulenza alla Wertmüller



Nella vita di ognuno di noi capitano periodi nei quali quello che ci piace fare deve essere messo da parte.

Amemipiace scrivere.

È inconfutabilmente vero che non mi piace solo scrivere, ma che esistono tantissime altre fantastiche e mirabolanti attività che mi piace svolgere, tipo fare la pasta degli choux per poi lamentarmi della cottura e uscire sotto casa a mangiare un éclair cotto come nostro Signore della pasticceria comanda.
Molti che sono diventati da poco (e per poco intendo quel periodo che si aggira intorno ai tre/quattro anni) genitori, penseranno di essere nel periodo peggiore, quello che assorbe più tempo possibile. E invece no, sappiate che il peggio deve ancora arrivare. Perché se credete che pannolini sporchi, pappe e nottate in bianco annientino al massimo la vostra vita sociale e ricreativa, è perché ancora non vi siete immersi nelle attività scolastiche, parascolastiche, sportive, parasportive e nella scelta della scarpe che devono essere quelle e non altre, quelle che non si trovano mai, proprio loro.
Quindi, tra lavoro, bambini gravati da innumerevoli impegni che richiedono la vostra presenza o quella di Uber (le famose ubermamme), attività solo vostre, tipo cenare con alimenti che non provengano da un sottovuoto o da un cartone cinese, lavarsi, tagliasi le unghie, vestirsi con indumenti non dico stirati, ma almeno non abbandonati per terra la sera prima a causa di un collasso cardiomentale; il tempo per prendere la tastiera e scrivere è veramente quasi inesistente.
Amemipiace il cinema.
Quindi come la mettiamo? La mettiamo che possono morire tutte le feste doposcuola per san valentino, san crispino, festa del coriandolo, festa dei gatti che miagolano sotto i tetti la notte, festa del cerchietto e del fiocchetto, festa del balletto classico con cena multietnica ma vegana e frutta infilzata nei bastoncini, festa della mamma più fregna del mondo e del papà meno assente con ricchi premi e cojons; ma al cinema ci si deve andare.
Amemipiace il metacinema.
Ma attenzione, perché con La la land il metacinema è un mezzo, non il fine. In questi giorni di mattanza socialmediatica, nei quali questo film di proporzioni colossali è stato giustiziato con commentini veramente risicati ed al limite della decenza, sembrerebbe che con "è un atto d'amore nei confronti del musical/cinema classico/jazz" si risolva tutto, se ne esca puliti. Anche un po' impettiti e dignitosi, come le camice stirate di Neil Simoniana memoria.
Mi spiace prendere sempre le parti di colei che delude le masse, ma La la land non è un atto d'amore nei confronti di bla bla bla. Non è neanche un film pulito, non è impettito né dignitoso. La la land è (come tutti i film incompresi dalla masse mediatiche critiche, ma che rimarrà nella storia del cinema per sempre) un prorompente capolavoro che rompe gli argini dei tempi in cui è generato e spazia in ogni forma artistica conosciuta sulla faccia della terra.
Il Gigante di Damien Chazelle dimostra che il fine ultimo dell'arte è l'amore/odio per la vita stessa, perché la città delle stelle non è Hollywood, ma quel punto irraggiungibile nell'iperspazio dove esiste il sogno che mai si avvererà. La vita che viviamo è in funzione di esso e la sacrifichiamo, rinunciando, a volte, a quasi tutto, compreso all'uomo di cui siamo innamorate. Non hanno capito coloro che identificano e tracciano le linee di una storia d'amore ritenuta banale, che il sogno di Chazelle è sempre e comunque irraggiungibile. Che la vita non è stretta nell'avversarsi di un sogno felice, ma è la responsabile principale dei nostri tentativi falliti di ottenere il massimo da esso: City of stars There's so much that I can't see.
Quando chiesero a Andy Warhol perché non si fosse inventato qualcosa di nuovo nella sua arte invece di copiare oggetti già esistenti (sembrano le domande che puntualmente vengono poste a Chazelle o a Tarantino) lui rispose: because making something new it's easier to do. Creare qualcosa di nuovo non-creando qualcosa di nuovo.
Prendiamo un regista trentenne qualsiasi, e chiediamogli di girare un film, quello che gli pare con la sceneggiatura che gli pare. Quale potrebbe essere la strada più difficile da percorrere nel 2017 se non un musical con una storia d'amore? Il linguaggio cinematografico, la forma scelta, era un rischio. Lo so che probabilmente valutare un film in base alla scelta della forma, è un qualcosa che non appartiene al fruitore generalista, ma probabilmente neanche a quello secondo il quale ciò che conta è il risultato e non come ci si arriva. Il punto focale è come si guardano i film, cosa ci si aspetta da un lavoro artistico, e le successive analisi. Non basta l'estasi del momento, al cinema. Nella settima arte occorrono mente e cuore, profondità di campo e piano sequenza. Le palpitazioni si uniscono all'esame del lavoro svolto, a tutti i particolari in esso contenuti. Quanto conta la sceneggiatura in un musical? Quanto la musica? Perché notiamo la storia d'amore, ma non il fatto che si passi dal jazz al valzer con una disinvoltura tale da rendere il contesto armonico assolutamente impeccabile e fluido rispetto a quello visivo o narrativo? La risposta sta tutta nel nostro modo di guardare un film. La musica è il cinema, in questo caso. Ma potrei citare tantissimi film nei quali diventa fattore imprescindibile, basti pensare a film come Il Padrino o C'era una volta il west, e non sono neanche musical. Nel nostro caso specifico lo è di più, è il fine ultimo. Quello che molti scambiano con 'amore per la musica'.
Il concetto di musica esteso a forma artistica che va oltre qualsiasi altra, fagocitando o inglobando tutto intorno a sé. Le arte visive si incastrano perfettamente in un pentagramma. Il pentagramma è lo scheletro, tutto il resto è corpo intorno all'anima della musica.
Nelle fotografie di Henri Cartier-Bresson (citato più volte nel film di Chazelle) la musica c'è pur non essendoci. C'è attraverso le immagini delle scale, attraverso gli elementi di leggerezza dei voli degli uccelli o delle persone sospese in salti quasi surreali. La leggerezza, è, a pensarci bene, a tutti gli effetti musica. L'espressione della danza, le movenze che devono ricordare l'aspetto etereo e impalpabile delle note, deve essere soprattutto leggera. Lo stesso concetto formale utilizzato da Chazelle, secondo il quale leggerezza espressiva è tutto ciò che si allontana dalla banalità.
Whiplash ci aveva fatto conoscere un autore. Ma la poetica portata nel film nel quale il sangue del sacrificio, personale e sociale, è necessario per raggiungere i risultati superando i propri limiti, in La la land prende il volo, si espande come un Big Bang di arte pop, ci porta non nella città delle stelle, ma fino alle stelle, attraverso quella sequenza meravigliosa del valzer fuori dall'osservatorio. L'autore cresce, dimostra di non avere preconcetti, né limiti, né remore.
Come Arte comanda, e come Arte vuole.

Amemipiace la musica

There's a starman waiting in the sky.
David Bowie

Le scale, la musica.



Le stelle, la leggerezza, la musica


Pop art

Il metacinema